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Spesa pubblica, stop dal 2006 al tetto del 2%

18/07/2005 - Il tetto del 2% alle spese, di cui il ministro Domenico Siniscalco ha annunciato l`abbandono con la prossima Finanziaria, continua a fornire risultati lontani dalle attese. In luogo del limite uniforme imposto da quest`anno alle amministrazioni centrali, periferiche e a quelle che entrano nel conto consolidato: e` allo studio per il 2006 un sistema basato sulla dinamica di singoli, specifici pagamenti, eventualmente in rapporto al prodotto interno. Su questa base, differenziata ma tesa a un risultato complessivo, che si cerchera` di attuare il nuovo meccanismo. La Ragioneria generale ha intanto inviato alle Camere il monitoraggio sulla regola del 2% aggiornato ad aprile scorso. Come si evinceva dal precedente lavoro, l`evoluzione delle otto categorie di spesa delle amministrazioni centrali sottoposte ai ``tetto`` non fornisce alcuna indicazione su quello che potra` essere il risultato dell`esperimento. Il che aiuta a comprendere la ragione del suo brusco accantonamento. Il fatto e` che le stesse previsioni di riferimento, ancorche` indicate come definitive, continuano a cambiare. Ne` potrebbe essere diversamente, a causa di una miriade di elementi erratici. Dunque ben poco significa che, a tutto aprile scorso, le somme impegnate dai vari ministeri mostrino un calo del 6,6% e i pagamenti siano invece in crescita del 4,5 per cento. Se poi si analizzano le singole categorie sottoposte al ``tetto``, ecco che, per i consumi intermedi, si osservano impegni in crescita del 6,7% e pagamenti pure in crescita, ma dello 0,6 per cento. Mentre per i trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni private i due valori calano del 17,7% e del 24,4% rispettivamente. E si potrebbe continuare: trasferimenti alle imprese, piu` 19,4% e piu` 58,2%, contributi agli investimenti meno 35,3% e piu` 3,4% e via elencando. Il limite del meccanismo risiede - come rilevato dagli esperti - nel paradosso che e` impossibile realizzare una politica di bilancio mediante il bilancio dello Stato. Soltanto modificando le leggi sottostanti, correggendo cioe` la specifica voce di spesa, si puo` sperare di controllarla. Da notare che la regola del ``tetto`` e` prevista nella Finanziaria 2005 come triennale. Ma che dire degli enti locali? Per loro, la regola e` ancor piu` macchinosa. Il ``tetto`` e` dell`11,5% riferito a una media triennale delle spese correnti e in conto capitale. Dal 2006 si passava al due per cento. Le altre amministrazioni sono sottoposte a un ``tetto`` del 4,5% rispetto al 2003. Quasi tutti questi enti, gia` riottosi, sono lontani dall`applicare la regola. Che accadra` ora, che se ne annuncia l`abbandono, considerando che la spesa per investimenti degli enti locali supera di quasi sei volte quella dello Stato? La Ragioneria fornisce i dati sulle entrate a tutto aprile 2005. Si tratta di valori provvisori. Comunque, le entrate tributarie salgono dell`1,6% sui primi quattro mesi del 2004 a 89,8 miliardi; le entrate complessive aumentano, invece, del 4% a 98,2 miliardi in gran parte grazie alle entrate extratributarie. In generale, i pagamenti correnti dello Stato crescono di 10,3 miliardi a 117,3, gli impegni di ben 22,4 miliardi a 128,7. Le spese complessive calano di 28,5 miliardi, il 14%, soltanto per il dimezzarsi dei rimborsi di passivita` finanziarie.