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Siniscalco: imprese, famiglie e Sud per rilanciare il pil

15/05/2005 - «Perdiamo colpi, serve uno sforzo comune» Siniscalco: il piano di rilancio c `e`, ora tocca a imprese, sindacati e politici Si era annunciato il miracolo, ma e` arrivata la recessione. Il bollettino dell`Istat assomiglia a un bollettino di guerra. Viene giu` tutto in questo giovedi` nero dell`economia italiana. Tessile, cuoio, calzature. Beni di consumo e beni strumentali. Nel Paese in cui cittadini e imprese pagano l`energia ai prezzi piu` alti d`Europa, l`unica industria che fa boom e` quella che produce energia. Ovviamente. Il ministro dell`Economia, Domenico Siniscalco, sta seduto dietro il tavolo di lavoro al centro della sua stanza, in via XX Settembre, guarda i dati, li scorre uno a uno, sono brutti davvero. Si rigira tra le mani un grafico che mette a confronto la competitivita` di Italia, Francia e Germania sulla base del costo unitario del lavoro. Anche qui siamo ``fuori``, noi. Non gli altri. Sa che lo aspetta anche un vertice a Palazzo Chigi per le nomine nei dominii dello Stato in economia, Eni, Enei, Poste, Rai e cosi via, e questo lo rende ancora piu` controllato. Sul volto non una smorfia o una contrazione muscolare. Per chi lo conosce un po`, sa che e` una notizia. «Barra al centro, e poi tutto il resto» e` il suo primo commento. Siniscalco non si nasconde nulla, non vuole nascondersi nulla: «Il dato e` negativo per il secondo trimestre ed e` un problema italiano. Il problema e` nell`economia reale, come mostra l`andamento della produzione industriale. Che perde colpi per il costo unitario di prodotto, per le specializzazioni, per il cambio e per dieci anni di errori». Poi si ferma un attimo, e butta li`: «Il problema e` chiarissimo, riguarda la macchina produttiva italiana e il suo motore. Va fatto uno sforzo serio e comune perche` il prodotto interno lordo e` di tutti. I privati si devono aggiustare alla nuova realta`, devono investire anche loro. Bisogna chiudere tutti i contratti, non solo quelli pubblici, ma a livelli compatibili. Noi dobbiamo fare la nostra parte. Abbiamo un programma di politica economica: e` quello giusto, riguarda imprese, famiglia e Sud, ma dobbiamo attuarlo, dobbiamo farlo subito». Ha un messaggio forte, che riguarda in prima battuta proprio l`Economia, ma si rivolge a tutti, maggioranza e opposizione, forze produttive, sindacati. «La sfida vera e` quella di dare il senso che non proponiamo una somma di misure, ma una politica economica che siamo pronti a discutere in Europa e sulla quale il Paese e` deciso a scommettere con un grande impegno comune ». Cancellare in tre anni l`Irap del lavoro. Investimenti pubblici e privati. Aiuti fiscali alle famiglie deboli e numerose. Tutto da finanziare con un deciso controllo della spesa corrente. Ma soprattutto piu` concorrenza, apertura sul mercato dei prodotti, energia, servizi reali e finanziari. Qualcosa di liberale, insomma. Forse, si puo` ancora fare; sicuramente si deve. Anche se una domanda e` d`obbligo: ma perche` non si e` fatto prima, che cosa lo ha impedito? La produzione industriale perde colpi, d`accordo. Ma voi, il Governo, dove eravate? Era stato annunciato il miracolo, e` arrivata la recessione... La situazione va analizzata con realismo e senza polemiche perche` il prodotto interno lordo, come ho gia` detto, e` di tutti e siamo di fronte a un problema comune. La situazione e` cambiata moltissimo, come sappiamo. Non voglio parlare degli ultimi tre anni, ma dei prossimi tre. Aspetti un momento: non credera` davvero che la situazione si raddrizzi da sola? Assolutamente no, perche` ha radici lontane e strutturali. E allora vediamo di capire anche perche` ci si trova in queste condizioni. Non crede che avreste dovuto mettere prima lo sviluppo al centro della politica economica? Non faccio lo storico dell`economia, guardo al futuro. La politica economica guarda al futuro. Mi scusi, ministro, e` vero che appena insediato ha fatto un`operazione verita` sui conti e, qualche settimana fa, e` tornato a parlare di trasparenza dimezzando le previsioni di crescita. Qui, pero`, i dati parlano chiaro, la situazione e` molto peggio del previsto. E` importante fare le operazioni verita`, ma a che servono se non si cambia la politica economica? Guardi che il Governo non ha fatto solo l`operazione verita`. Appena nominato, non per merito mio, e` stata approvata una riforma delle pensioni fondamentale nel lungo periodo. Grazie alla manovra di luglio, spesa pubblica ed entrate l`anno scorso sono scese di quasi un punto di Pil, il saldo corrente e` tornato in pareggio, tutto il nuovo debito e` solo investimenti. Bisogna continuare su questa strada, e` importante. Ma il settore privato deve fare ugualmente la propria parte perche` la produttivita`, l`investimento e la voglia di fare impresa sono ancora piu` importanti. Abbia pazienza, ma se davvero l`impresa era cosi` importante perche` avete voluto ostinatamente ridurre i prelievi fiscali sui cittadini (Irpef) e non quelli sulle aziende? Perche` senza riduzione del carico fiscale, non c`e` riduzione della spesa, e c`e` uno Stato sempre piu` invasivo. E` una questione di liberta`, oltre che di economia. Il problema adesso, pero`, e` la macchina produttiva e il suo motore. La verita` e` che siamo passati da un contesto trentennale fatto di inflazione, svalutazioni continue, alti disavanzi dove le decisioni venivano prese in modo insostenibile a un contesto diametralmente opposto. Quale? Bassissima inflazione, nessuna svalutazione, anzi rivalutazione, deficit bassi. Il sistema privato deve fare una trasformazione strutturale profondissima, si sta ancora aggiustando alla nuova realta`. Prima lo fa, meglio e`. Noi abbiamo un programma di politica economica, e` quello giusto. Riguarda imprese, famiglie e Mezzogiorno e risponde alle esigenze del nuovo scenario. Questi sono i titoli del programma, non le sembra? Ripeto: imprese, famiglie e Sud in un quadro di stabilita` dei conti, ma come qualsiasi manager sa non si tratta soltanto di scrivere un piano. Bisogna implementarlo, trasformarlo in realta`, in decisioni concrete. Appunto. C`e` una linea strutturale che riguarda le riforme per la competitivita`, che va intensificata. Ma subito occorre dare risposte nel breve termine, per ristabilire fiducia e rafforzare il potere d`acquisto. Bisogna chiudere al piu` presto tutti i contratti, non solo quelli pubblici, ma a livelli compatibili perche` il costo unitario del lavoro e` uno dei fattori che ha maggiormente contribuito a portare la competitivita` italiana fuori linea. Poi, bisogna continuare a sostenere gli investimenti pubblici e privati, soprattutto nel Mezzogiorno, e le famiglie piu` deboli e piu` numerose senza perdere il controllo della finanza pubblica. Perfetto, ma come si fa? Si tratta di cancellare in tre anni l`Irap del lavoro e di aumentare il sostegno fiscale al tipo di famiglie deboli che ho gia` indicato comprimendo fortemente la spesa pubblica corrente e rafforzando la lotta all`evasione. Soprattutto, si tratta di dare il senso che queste azioni non sono una somma di misure, ma una politica economica che siamo pronti a discutere in Europa e sulla quale il Paese e` deciso a scommettere con un grande sforzo comune. Ma davvero lei crede che in Italia si possa fare questo e che in Europa ci possano dare credito? Guardi, in Europa sanno bene che abbiamo fatto riforme strutturali importanti, come quelle della previdenza e del mercato del lavoro. Due riforme che stanno cominciando a dare i loro frutti. Siamo indietro sull`apertura del mercato dei prodotti, sull`energia, i servizi reali e finanziari. La protezione e` l`antitesi della competizione, su questo terreno dobbiamo lavorare molto, bene e in fretta. Il provvedimento della competitivita` semplifica la pubblica amministrazione, consente il varo dei fondi pensione, riforma il diritto fallimentare, introduce forti semplificazioni nella vita di impresa. Va nella direzione delle riforme strutturali, e` un pezzo importante di questa politica economica, e ne faremo presto un altro perche` la politica economica e` una direzione di marcia. A proposito di mercato. Offerte pubbliche di acquisto di olandesi e spagnoli sulle banche italiane. Le nomine ai vertici di Eni e Enel, due tra le pochissime multinazionali italiane che attraggono capitali esteri. Se l`economia va male, non c`e` dubbio che la comunita` finanziaria internazionale ci osserva molto da vicino. Anche su questo l`Europa ci guarda, come risponderemo? In tutti questi campi qualita` e autonomia vogliono dire credibilita`. Avremo come metodo il mercato. Roberto Napoletano Il Sole 24 Ore